Le Nostre Proposte |
Cos’è una Ludoteca?È uno spazio dove bambini e ragazzi possono esprimersi liberamente attraverso il gioco (libero e strutturato) e i laboratori a tema.Perché una Ludoteca?Perché il gioco è una forma di espressione e di comunicazione dei bambini e dei ragazzi e una modalità di preparazione al mondo degli adulti. Per offrire una proposta diversa ai bambini e ragazzi che non si riconoscono nelle realtà già esistenti. Per creare uno spazio di gioco e di ritrovo anche per gli adolescenti.Dal punto di vista pedagogicoLa Ludoteca vuole riconsegnare il gioco al bambino permettendogli di scegliere autonomamente i giochi con cui identificarsi, fantasticare e costruire. Nell’ambito sociale, la ludoteca deve garantire a ciascun bambino la possibilità di usufruire degli aspetti educativi del gioco, dei giocattoli e del giocare insieme ed indirizzare i bambini e gli adulti verso una scelta consapevole del gioco non condizionata dal mondo consumistico, che il mercato commerciale dei mass-media ha costruito attorno al gioco stesso"Lo STREGATTO"È un associazione culturale che si prefigge di far vivere il gioco come lingua universale e, tramite esso, si propone di far incontrare e conoscere le diverse generazioni presenti sul territorio, valorizzando i loro vissuti culturali e le loro diversità.Il giocoÈ una forma di comunicazione privilegiata che permette al genitore di riconoscere la dovuta importanza dell’ambito ludico, non solo vissuto come momento di svago, ma anche come occasione per parlare e comprendere i propri figli. Il gioco è un'attività ricreativa che coinvolge una o più persone (i giocatori), basata su: un obiettivo che i/il giocatore/i devono cercare di raggiungere (che può anche essere diverso per ciascun giocatore) nell'ambito dell'attività del giuoco. Un insieme di regole, che determinano ciò che i giocatori possono e non possono fare durante l'attività ludica; intraprendere un'azione al di fuori delle stesse costituisce generalmente un errore o fallo (e se quest'ultimo è intenzionale significa barare)."GIOCHI EDUCATIVI"I giochi o da cultura popolare o da inventori (purtroppo non sempre identificabili) e seppure il loro scopo sia di fornire intrattenimento e divertimento, spesso riescono a raggiungere anche notevoli risultati educativi.Nella prima età con i giochi basati su forme, lettere e colori, nei periodi successivi con l'esercizio della memoria (es. giochi con le carte e di quiz), con l'invito al ragionamento (es. scacchi, giochi di strategia) e l'apprendimento di alcune realtà (es. programmi di simulazione). Ma non dimentichiamo anche come elemento base del gioco la fortuna, il caso, l'alea; come in molti giochi d'azzardo o di percorso. Alcuni giochi possono coinvolgere un solo giocatore, che gioca in "solitario", ma, nella maggior parte dei casi, essi prevedono una competizione tra due o più. La Ludologia o studio dei giochi può coinvolgere spesso molti campi tecnici, inclusi psicologia, sociologia, semiotica, calcolo delle probabilità, statistica, economia, etnomatematica e teoria dei giochi, branca specialistica della Matematica. Nel corso dell'intera storia umana l'attività ludica ha sempre rivestito un enorme importanza. Esiste una grande varietà di giochi ed i ludologi (coloro che studiano i giochi) ne riconoscono a grandi linee diverse tipologie base. Giocare è una delle attività che accomuna tutto il genere umano: pur con forme e modalità diversissime la componente ludica è presente in tutte le culture. Il gioco è studiato da tantissime discipline (filosofia, scienze etnoantropologiche, psicologia, sociologia, etc...) L'approccio filosofico Nell'opera Homo ludens (1938) il filosofo olandese Johan Huizinga concentra la sua attenzione sul gioco come complesso sistema culturale: «(...) ciò non significa che il gioco muta o si converte in cultura, ma piuttosto che la cultura, nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco; viene rappresentata in forme e stati d'animo lucidi: in tale "dualità-unità" di cultura e gioco, gioco è il fatto primario, oggettivo, percepibile, determinabile concretamente; mentre la cultura non è che la qualifica applicata dal nostro giudizio storico dato al caso.» Gregory Bateson, invece, individua l'essenza del gioco nel suo essere metalinguaggio: dato che i giochi sono qualcosa che "non è quello che sembra", perché un'attività ludica sia veramente tale ogni giocatore deve poter affermare: "Questo è un gioco", cioè ci deve essere la consapevolezza che l'azione è fittizia e che "meta-comunica" questa sua finzione. La metacomunicazione, quindi, per Bateson serve per rivelare la natura del "come se" del gioco, e la sua creazione di un mondo irreale in cui azioni fittizie simulano azioni reali. L'approccio sociologico Per quanto riguarda la prospettiva sociologica, Roger Caillois definisce l'attività del gioco come: Libera: il giocatore non può essere obbligato a partecipare; Separata: entro limiti di spazio e di tempo; Incerta: lo svolgimento e il risultato non possono essere decisi a priori; Improduttiva: non crea né beni, né ricchezze, né altri elementi di novità; Regolata: con regole che sospendono le leggi ordinarie; Fittizia: consapevole della sua irrealtà. Sempre Callois propone una classificazione dei giochi in base a quattro categorie: Giochi di competizione (agon): In genere tutte le competizioni, sia sportive che mentali Giochi di azzardo (alea) : Tutti i giochi dove il fattore primario è la fortuna Giochi di simulacro (mimicry): I cosiddetti "giochi di ruolo" dove si diventa "altro" Giochi di vertigine (ilinx): Tutti quei giochi in cui si gioca a provocare noi stessi. Sulla base di queste classificazioni, Caillois costruisce una sociologia che parte dai giochi in quanto "segni" profondamente connotati, sintesi dalle caratteristiche delle diverse concezioni del mondo delle società in cui sono in uso. L'approccio psicologico Ma è la psicologia che più di ogni altra disciplina ha visto nel gioco il protagonista dello sviluppo psicologico e soprattutto della personalità del bambino. Per molto tempo si sono contrapposte sull'argomento due teorie praticamente opposte: quella del "post-esercizio" di Edward H. Carr, per cui l'attività ludica servirebbe a ottimizzare una nuova dinamica comportamentale, e quella del "pre-esercizio" di Karl Groos, che vede il gioco come momento propedeutico alla vita adulta. Queste due teorie sono state armonizzate da Jean Piaget, che riconosce al gioco una funzione centrale nello sviluppo di una sfera cognitiva personale e della personalità. Un ulteriore affinamento dell'interpretazione dell'attività ludica viene dallo psicologo russo Le v Vygotskij, che considera il gioco anche come forza attiva per l'evoluzione affettiva ed umana del ragazzo, non solo cognitiva come in Piaget. Vygotskji critica anche le visioni del gioco come attività non finalistica e non produttiva, in quanto, seppur atto totalmente gratuito, costituisce un eccezionale elemento di crescita e di definizione della struttura di personalità in tutti i suoi aspetti. |